GERUSALEMME (1 aprile) – Una organizzazione non governativa israeliana che da anni si occupa di violenze domestiche, su donne e minorenni, denuncia casi di pedofilia anche nella realtà delle scuole rabbiniche (yeshivot).

I volontari della Association of Rape Crisis Centers in Israel (ARCCI www.1202.org.il)
hanno creato una linea telefonica d’aiuto ad hoc, destinata proprio alle vittime dei collegi religiosi ebraici. L’iniziativa si rivolge a ragazzi e giovani immersi nel mondo a parte delle comunità ortodosse e ultraortodosse. Ma non solo a loro, come dimostra il caso recente di un influente rabbino di Gerusalemme (estraneo a correnti radicali) costretto a lasciare l’insegnamento e autoconfinarsi in provincia dall’inedito bando di un sinedrio di confratelli dopo essere stato accusato di «comportamenti impropri» verso alcuni discepoli. Uno dei pochi episodi emersi dall’interno, si osserva all’Aecci, le cui linee telefoniche hanno cominciato a raccogliere in misura sempre più consistente denunce di abusi, maltrattamenti e vere e proprie molestie sessuali commesse nelle yeshivot, nei bagni rituali e qualche volta addirittura in sinagoga, ad opera di rabbini o docenti.

Un fenomeno minoritario, certo, come in tutte le realtà – religiose e laiche – infettate dalla piaga, sottolineano i responsabili dell’associazione. Ma non per questo irrilevante, se si pensa che gli sos di voci maschili giunti all’Arcci sono stimati quasi pari a quelli delle vittime femminili.

L’associazione, che conta nove strutture in giro per il Paese, si propone di rompere un muro di silenzio tuttora spesso, come testimonia il fatto che in questo contesto l’iniziativa d’aiuto è nata al di fuori delle istituzioni religiose. Il primo passo, il più difficile, è denunciare, visto che – notano gli operatori – «i giovani religiosi usano persino parole diverse dai loro coetanei e hanno una soglia del pudore molto alta, un’educazione secondo cui certi termini non si dicono e basta». Per questo, poco più di cinque anni fa, l’ong ha messo a punto un numero di emergenza specifico, curato da centralinisti osservanti, per haredim (gli ebrei ortodossi, spesso ai margini delle leggi laiche d’Israele) e allievi di collegi religiosi in genere. «Ogni anno riceviamo tra 500 e 600 chiamate – racconta all’Ansa Akiva, uno dei volontari -, per lo più sono teenager, ma non soltanto. Telefonano anche uomini adulti, o magari anziani, abusati anni fa e che ora cercano un modo per affrontare il vecchio trauma».

«Circa l’80% dei ragazzi molestati non denuncia comunque l’aggressore», aggiunge. Mentre, insolitamente, «l’incidenza degli abusi (raccolti dall’Arcci) risulta pressoché uguale fra maschi e femmine». Il sospetto è del resto che si tratti solo della punta dell’iceberg. «Molti dei ragazzi che accettano di venire allo scoperto scappano dalla loro comunit… – riprende Akiva – perchè si sentono alienati. Ma il mondo ‘esternò resta poi inospitale per loro: ha codici, usi e costumi ignoti». Di positivo c’è che un volta denunciata la molestia gran parte del lavoro è fatta, poichè «nell’ebraismo non esiste un’autorità centrale paragonabile al Vaticano in grado di riassegnare ad altre comunità un rabbino o insegnante di yeshiva riconosciuto colpevole». Di negativo c’è però che le denunce, qui, sembrano restare un’eccezione.

 Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=27965

 

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